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Articoli taggati con "corridoi umanitari"

Buongiorno con l'Edicola Rvs del 28 febbraio

Buongiorno con l'Edicola Rvs del 28 febbraio

All'Edicola di oggi, orfana momentaneamente di Claudio Coppini, in studio insieme a Roberto Vacca e al pastore avventista Saverio Scuccimarri, partecipano in linea telefonica diversi ospiti, a cominciare da Paolo Naso, responsabile del progetto dei corridoi umanitari per la Federazione delle Chiese Evengeliche in Italia; a seguire, Patrizia Lucignani, giornalista che cura per La Nazione una rubrica dal titolo "Amici animali". In apertura del programma, ancora una volta in primo piano la tematica del fine vita, riportata all'attenzione dell'opinione pubblica dalla scelta di suicidio assistito in Svizzera da parte di DJ Fabo

Il dramma dei profughi e la speranza dei corridoi umanitari

Il dramma dei profughi e la speranza dei corridoi umanitari

In questa puntata de L’Altro-Binario, prendendo spunto da un incontro promosso dalla Diaconia valdese fiorentina, torniamo volentieri a parlare di corridoi umanitari e del progetto Mediterranean Hope. I corridoi umanitari sono il frutto di una collaborazione ecumenica fra cristiani cattolici e protestanti: Comunita' di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (FCEI), Chiese valdesi e metodiste, che hanno scelto di unire le loro forze per un progetto di alto profilo umanitario. Appare sempre piu' chiaro agli occhi di molti che i corridoi umanitari creati dalla societa' civile italiana possono e devono essere un modello da seguire per offrire risposte concrete alla crisi dei rifugiati. Nel corso della puntata i due conduttori Claudio Coppini e Roberto Vacca hanno potuto porre le loro domande a Nicola Garcea volontario di Emergency e a Lucia Cuocci, inviata della rubrica televisiva Protestantesimo in onda su Raidue, rientrata da poco dal Libano per un reportage. Nel corso del programma ascoltiamo anche la straordinaria esperienza di Daryl Gungadoo, uno dei responsabili di AWR (Adventist World Radio), che per conoscere meglio la situazione dei profughi e i loro reali bisogni, nel 2015 si e' unito a loro in incognito nel lungo e in certi momenti drammatico percorso che da Aleppo l'ha portato fino a Monaco di Baviera

EDITORIALE – Corridoi umanitari

EDITORIALE – Corridoi umanitari

Grazie all'intervento della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, della Comunità di Sant’Egidio e della Tavola valdese, in accordo con i Ministeri degli Esteri e dell’Interno, è stato istituito il progetto dei corridoi umanitari. Di fronte a un’Europa al collasso e spesso assente sulle questioni dell’immigrazione, l’esperimento italiano è stato definito un progetto da imitare e da prolungare nel tempo quale esempio per tutto il continente. È la prima volta, infatti, che si assiste a un flusso migratorio controllato, con lo scopo di salvare dalle mani degli scafisti e da una possibile morte in mare migliaia di poveri in cerca di un futuro migliore. Leggiamo nella Bibbia: “Tratterete lo straniero, che abita fra voi, come chi è nato fra voi; tu lo amerai come te stesso; poiché anche voi foste stranieri nel paese d'Egitto. Io sono il Signore vostro Dio”. (Levitico 19:34) Ecco come rispondere a questa emergenza epocale dell’immigrazione: accogliere, ricordando che anche noi siamo stranieri, di passaggio su questa terra. Che questo progetto italiano possa essere simbolo dell’apertura delle nostre menti e dei nostri cuori verso lo straniero. Riflessione a cura del pastore Daniele Benini, direttore delle Chiese Cristiane Avventiste dell'Italia centrale, professore incaricato di Teologia Pratica della Facoltà avventista di Teologia (FAT), direttore nazionale del network radiofonico Radio Voce della Speranza. Foto: http://www.lastampa.it

E' arrivata Falak, grazie al progetto "Mediterranean Hope" delle chiese evangeliche

E' arrivata Falak, grazie al progetto "Mediterranean Hope" delle chiese evangeliche

La buona notizia e' che Falak sta meglio. Arrivata in Italia da Beirut agli inizi di febbraio era stata immediatamente ricoverata all’Ospedale Bambin Gesu' di Roma per verificare se il suo tumore, che le aveva gia' rubato un occhio, fosse esteso ad altre parti del corpo. I primi esami sono rassicuranti e la piccola di sette anni ha iniziato un routinario ciclo di chemio. Falak e la sua famiglia sono originari di Homs, Siria, dove la guerra dell’Isis ha distrutto loro la casa, il lavoro ed ogni speranza di poter rimanere nella loro terra. Profughi in Libano, in quattro hanno vissuto per due anni in un tugurio umido e pericoloso nella periferia di Beirut, con la piccola malata e bisognosa di cure alle quali non poteva accedere. Sono arrivati in Italia grazie ai “corridoi umanitari” aperti sulla base del protocollo di collaborazione tra la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), la Tavola valdese e la Comunità di Sant’Egidio da una parte e i Ministeri dell’Interno e degli Affari Esteri dall’altra. Nel frattempo e' arrivato in Italia un altro gruppo di  93 profughi – in prevalenza siriani e iracheni – grazie alle procedure di richiesta di visto per “protezione umanitaria” presso la sede consolare libanese. E’ questo infatti il “dispositivo” legale che consente l’apertura del “corridoio” e al quale la FCEI e la Comunità di Sant’Egidio si sono appellati per avanzare la loro proposta. Oltre che dal Libano, il protocollo prevede l’apertura di corridoi umanitari dal Marocco e dall’Etiopia, per un totale di 1000 casi. Una goccia nell’oceano, si potrebbe osservare, ma che al momento costituisce l’unico canale migratorio alternativo a quello criminale e omicida degli scafisti. Il progetto “corridoi”, insomma, non e' “la soluzione” alla sfida migratoria di questi anni ma una “buona pratica” che suggerisce un approccio radicalmente diverso da quello attuale. Questa iniziativa infatti – ed e' il primo aspetto che la caratterizza - sposta l’accento dalle strategie attualmente privilegiate di sicurezza e di blocco dei flussi, a quelle umanitarie e di accoglienza programmata. Inoltre – secondo aspetto non trascurabile data la sensibilita' dell’opinione pubblica al tema - consente l’arrivo in Italia di persone perfettamente identificate e quindi nel massimo rispetto delle norme di sicurezza. La polemica sui “clandestini” perde cosi' ogni consistenza. I corridoi umanitari – terza considerazione – hanno come fondamento giuridico una norma esistente che pero' in Europa non è mai stata applicata. L’unico precedente, ma con un differente dispositivo di legge, risale ai primi anni ’90, al tempo delle massicce ondate migratorie dall’Albania seguite al crollo del regime di Enver Hoxha. In un momento di immobilismo dell’azione politica dell’Unione europea sul tema esplosivo ed urgente delle migrazioni globali, la proposta di “corridoi umanitari”