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Articoli taggati con "mafia"

Buongiorno con l'Edicola Rvs del 18 luglio 2017

Buongiorno con l'Edicola Rvs del 18 luglio 2017

Stamattina all'Edicola RVS prendiamo spunto da tre notizie apparse sulle prime pagine di diversi quotidiani, facendo riferimento in particolare a tre articoli di Repubblica che commentiamo con i nostri ospiti. Ospite in studio al fianco di Claudio Coppini Vincenzo Carbone, consulente e docente di comunicazione web. Con il primo ospite in collegamento telefonico, Andrea Bigalli, sacerdote e Referente di Libera Toscana, parliamo della legge sullo Ius soli e della rinuncia del Governo Gentiloni a votarla in Senato, visto il clima difficilissimo che si e' venuto a creare, legato alla questione dei migranti e degli sbarchi. A seguire, parliamo degli atti desecretati dell'interrogatorio a Borsellino, il quale, dopo l'attentato di Capaci (che vide compiersi l'omicidio di Falcone e della sua scorta), aveva lanciato l'allarme sulla fine del pool. Un accenno anche ai misteri della tristemente famosa "agenda rossa", che racchiude la storia criminale d'Italia. Per un tema cosi' complesso ci siamo avvalsi del contributo del presidente della Fondazione Antonino Caponnetto, Salvatore Calleri. Terzo tema i roghi, quasi sempre di natura dolosa, che stanno devastando il Sud e il Centro Italia. Ne parliamo con la responsabile Energia e Clima del WWF, Maria Grazia Midulla. Questa emergenza mette in luce una politica ambientale ed economica completamente tradita. Approfittando della presenza in studio di Vincenzo Carbone abbiamo commentato L'Amaca di Michele Serra di oggi, affrontando il tema della comunicazione ai tempi dei social. Per chiudere, un grazie immenso alla coppia italiana Manila Flamini e Giorgio Minisini, che ha conquistato una storica medaglia d'oro ai Mondiali di nuoto di Budapest nel nuoto sincronizzato grazie ad una coreografia formidabile ispirata da Lampedusa e creata da Michele Braga e Anastasija Ermakova. EDICOLA RVS è un programma ideato e condotto da Claudio Coppini e Roberto Vacca. Oggi in regia e in voce, Marco Zanini &nbsp

Buongiorno con l'Edicola Rvs del 12 luglio 2017

Buongiorno con l'Edicola Rvs del 12 luglio 2017

Stamattina all'Edicola Rvs commentiamo alcuni articoli apparsi su La Repubblica di oggi, a partire da un articolo di Gianluca Di Feo: «Gli Usa all'Italia: "Fate di piu' in Libia" - Triton da rivedere». Ne parliamo con Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto. Insieme a Calleri commentiamo anche quanto racconta Roberto Saviano su Roma, divenuta capitale mondiale della cocaina in virtu' della grande alleanza tra camorra e 'ndrangheta. A seguire, grazie alla presenza in studio del pastore avventista Saverio Scuccimarri, prendiamo spunto da un altro articolo in prima pagina sul quotidiano Repubblica, a firma Elena Dusi: "La terra senza elefanti e leoni, sta arrivando la sesta estinzione". Terzo tema trattato, di cui si parla molto in questi giorni per alcuni fatti accaduti, e' il dibattito sull'apologia del fascismo. Ne discutiamo con il giornalista Roberto Davide Papini, che ha postato sul proprio profilo Facebook questa riflessione personale: "Sono contrario a ogni tipo di reato di opinione perché sono tipici dei regimi fascisti, comunisti, (totalitari in genere) e delle democrazie deboli. Una democrazia liberale forte e salda non ha bisogno di punire nessuno per le sue idee, per quanto aberranti possano essere". Edicola Rvs è un programma ideato e condotto da Claudio Coppini e Roberto Vacca. &nbsp

Buongiorno con l'Edicola Rvs dell'1 febbraio

Buongiorno con l'Edicola Rvs dell'1 febbraio

Dal 16 gennaio 2017 ha preso il via sulla nostra emittente la trasmissione radiofonica dal titolo "Buongiorno con l'Edicola Rvs", dedicata all'informazione del giorno e all'intrattenimento. Un programma in diretta curato e condotto da Claudio Coppini e Roberto Vacca, uno spazio di prima fascia mattutina (dalle 9 alle 10) dal lunedi' al venerdi', che prova a condividere e a riflettere sugli avvenimenti, le notizie e gli articoli dei giornali, con ospiti in studio e in collegamento telefonico. Nella trasmissione del primo febbraio 2017 Roberto Vacca, Claudio Coppini, il pastore Adelio Pellegrini e in collegamento telefonico il pastore (e autore di romanzi e poesie) Rolando Rizzo, prendono spunto dalle notizie e dagli articoli che trovano sulle pagine della Nazione/QN.  Il primo tema toccato e' quello sulla sentenza circa la strage di Viareggio: particolarmente difficile parlarne, soprattutto dopo l'ascolto di una breve e drammatica intervista alla signora Rombi che nella strage perse sua figlia  (un'intervista concessa alcuni anni fa a Claudio Coppini durante una manifestazione nazionale di Libera) . Successivamente con Dora Bognandi, presidente della Federazione delle donne evangeliche in Italia - ospite in linea telefonica - proviamo a riflettere invece sull'articolo di Settimo Baisi dal titolo: "Solo maschi, la giunta e' da rifare". Il tema e' quello delle cosiddette "quote rosa", che in politica come nella societa' sono spesso contestate. A seguire abbiamo in collegamento telefonico Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto, con il quale commentiamo un articolo di Roberto Saviano dal titolo "Cosi' abbiamo smesso di cercare la mafia" apparso il 31 gennaio 2017 su Repubblica. &nbsp

Mafie e microcriminalita': fenomeni da non sottovalutare

Mafie e microcriminalita': fenomeni da non sottovalutare

In questo numero di "Sfogliando il giornale" parliamo con Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto, a proposito di una recente analisi realizzata dalla Fondazione sulla situazione di degrado di alcune parti della citta' di Firenze. Nella seconda parte invece Salvatore Callewri propone alcune considerazioni sul recente rapporto sulla mafia ad opera della

Attenti a quei due: mafia e religione

Attenti a quei due: mafia e religione

Nessuna messa in suffragio di Rocco Sollecito, il boss della 'ndrangheta ammazzato sette mesi fa in Canada, nella chiesa madre di Grumo Appula, paese in provincia di Bari, cosi' come aveva deciso don Michele delle Foglie. Lo ha stabilito la questura di Bari che ha notificato un'ordinanza al parroco e al Comune. La polemica era nata quando don Michele aveva annunciato con un manifesto la messa alla cittadinanza: "Dobbiamo inchinarci davanti al dolore dei parenti di questo signore - ha spiegato a Repubblica - e ricordarlo come tutti: davanti alla morte siamo tutti uguali. E nessuno puo' dirmi per chi devo o non devo fare messa". Sollecito era un esponente di spicco del clan Rizzuto e il suo assassinio e' da inquadrare all'interno della lotta tra mafia e 'ndrangheta che si sta consumando in Canada: fu freddato da un killer, nascosto in un gabbiotto della fermata del bus, mentre guidava il suo Suv bianco. Il Questore di Bari, vista la caratura criminale, vieto' nel giugno scorso i funerali a Grumo, obbligandoli a celebrarli all'alba. Una decisione che fece infuriare don Michele che mando' una lettera di fuoco proprio al questore e anche all'arcivescovo. Che ora ha ci ha riprovato: "Il parroco - si legge nei manifesti attaccati in citta' - spiritualmente unito ai famigliari residenti in Canada e con il figlio Franco venuto in visita nella nostra cittadina, invita la comunita' dei fedeli alla celebrazione di una santa messa in memoria del loro congiunto". Franco, il figlio, e' a sua volta considerato un esponente del clan. "Al momento della morte di Sollecito - spiega a Repubblica don Michele - promisi loro che se fossero venuti in Puglia avrei celebrato una messa. Io ho il dovere di celebrare come pastore, non devono dire gli altri quando devo celebrare: le messe non onorano ma ricordano. Io sono un parroco di tutti quanti dei peccatori, mia nonna faceva celebrare le messe per tutti quanti. Questo signore e' uno come tanti". Non esattamente, don Michele. Sollecito era considerato un pericoloso boss della criminalita' organizzata. "Non c'entra niente. Sono morti punto e basta, il fatto che ammazzino non conta. La Chiesa deve pregare per i suoi figli, anzi più peccatori sono e più si deve pregare". Immediato l'intervento della Questura. Ne parliamo con Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto

Serve un cambiamento rapido e riforme vere

Serve un cambiamento rapido e riforme vere

Alcuni consigli dal blog ironico a-pollo parlante al nuovo governo per la lotta contro la mafia (e non solo). 1) Tutelare i testimoni di giustizia e le vittime di usura indirette e dirette. 2) Rafforzare il 41 bis. 3) Equiparare le pene previste per la criminalita' organizzata a quelle previste per la mafia. 4) Divieto di far parlare sui media i parenti dei mafiosi. 5) Rafforzamento di tutti gli organi preposti al contrasto della criminalita'. Ne parliamo con Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto

Che fatica... per chi vuole combattere la mafia!

Che fatica... per chi vuole combattere la mafia!

Sei un cittadino che intendi testimoniare contro la mafia?  Preparati ad avere una serie di difficolta' burocratiche enormi. La tua vita non sara' piu' come prima. Cambierai vita. Cambierai posto. Vivrai scortato... ma non si capisce fino a quando e come. Sei  una vittima di usura? Se sei una vittima diretta tra le mille difficolta' di cui sopra qualcosa l'otterrai. Se sei indiretta è meglio fare subito un "in bocca al lupo". Hai ottenuto una provvisionale per aver fatto condannare dei criminali? Spesso non ti arrivera' un euro per il rimpallo delle competenze. Sei un giornalista che scrive di mafia dove nessuno ne scrive perche' è un tabu'? Preparati ad  essere considerato un pazzo ed a essere minacciato. Sei un analista del fenomeno mafioso e della criminalita' organizzata? Non gliene frega niente a nessuno. Dai solo fastidio. Sei uno dei pochi politici che si occupa di mafia realmente? Non farai carriera. Fai parte di una organizzazione sociale antimafia che combatte ogni giorno? Ti daranno di professionista antimafia rompendoti le scatole quotidianamente. Sei un vero sbirro o un giudice antimafia? Preparati a tante difficolta' che nemmeno ti immagini. Il problema quindi per chi combatte la mafia oltre alla mafia... e' la fatica che si fa con la burocrazia quando e' folle, con la lentezza e con il pressoche' menefreghismo imperante (dal blog di Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto). Non si tratta di uno sfogo, ma di una provocazione per suscitare degli interrogativi importanti nell'opinione pubblica piu' attenta. Su questi problemi, supportati da esempi concreti, Roberto Vacca intervista Salvatore Calleri. &nbsp

A casa di Peppino Impastato

A casa di Peppino Impastato

Anche nel corso di quest’ultima estate rovente, il sodalizio “gioventu' avventista” e “Adra Italia” (l'agenzia umanitaria avventista) ha prodotto una proficua sinergia. Trentacinque volontari si sono dati appuntamento in Sicilia per vivere nuovamente una vacanza speciale, fatta di mare, momenti di riflessione e di attivita' destinate agli “ultimi”. La provenienza dei ragazzi va ben oltre il tricolore. Hanno dai 22 ai 43 anni, e la foto rituale della formazione al completo, ritrae visi di nazionalita' serba, austriaca e honduregna, che si aggiungono a giovani arrivati da varie città del nostro Bel Paese. Soggiorniamo presso il “Camping degli Ulivi” di Sferracavallo, quartiere ittico di Palermo. (...) Il nostro microcosmo di ragazzi intraprendenti ma palesemente scollati da una realtà cosi' complicata, incontra facce segnate da cicatrici profonde, della pelle e dell’anima, e in maniera antitetica, manine bicolore pronte a brandire una palla. Sono i profughi nei quali ci siamo imbattuti durante l’attività solidale. Superstiti, in seno ad una umanita' sempre in balia del pericolo, troppo spesso vittima senza appello delle maree, che sommergono uomini in felpe sudice e bimbi in tutine pastello. (...) Il pomeriggio di Sabato 20 agosto e' uno dei più afosi, ma la canicola non e' un deterrente efficace. Saliamo ugualmente a bordo dei nostri mezzi e raggiungiamo Corso Umberto 220, a Cinisi. Un indirizzo ridondante, poiché ad aspettarci c’e' il Dottor Giovanni Impastato, fratello minore del piu' tristemente noto Peppino. Giuseppe Impastato era un giornalista. E’ stato ucciso quasi 40 anni fa da Cosa Nostra. La sua famiglia d’origine era affiliata alla criminalita' organizzata del posto. Tuttavia, questo ragazzo esemplare si e' da sempre smarcato dagli agi familiari, per crearsi un humus di trasparenza attorno al proprio contesto abitativo. Tra le innumerevoli iniziative, nel 1977 realizza Radio Aut, emittente locale che denuncia l’opacita' di alcuni nomi “intoccabili”, servendosi della satira e della controinformazione libera dai condizionamenti dei partiti. Viene assassinato il 9 maggio 1978, il suo corpo e' dilaniato da una scarica di tritolo posta sulla linea ferrata Palermo-Trapani. Una evidente messa in scena, per depistare l’opinione pubblica e incanalarla verso la tesi del suicidio. Giovanni e' oggi un uomo di 62 anni, ancora provato dal lutto. Ci accoglie in questa casa a due piani diventata “Casa Memoria Impastato”, un museo dove gli arredi, la chitarra accanto al letto e i dischi di Fabrizio De Andre', ci parlano ancora di un trentenne libero che odiava il sistema clientelare. Il murales dell’atrio ritrae invece Felicia Bartolotta, l’anziana madre, impegnata sino alla fine dei suoi giorni a smascherare i responsabili della morte del figlio. Facciamo ingresso nel corridoio principale, e inauguriamo l’incontro con grande pathos emotivo. Dice Giovanni ai microfoni dei nostri smartphone: “Vi ringrazio per essere venuti. Queste visite

Basta inchini alla mafia!

Basta inchini alla mafia!

"Un manifesto sottoscritto da don Luigi Ciotti e da un gruppo di sacerdoti di Libera chiama in causa la Chiesa Cattolica italiana sui temi della lotta al fenomeno mafioso e alle sue infiltrazioni. A piu' di un anno dallo shock del funerale dei Casamonica e dopo la sequenza di "inchini" che hanno turbato le processioni in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, viene proposto ai vescovi e a tutti i parroci di sottoscrivere una "carta di responsabilita' e impegno" nella quale sono elencati 23 punti di mobilitazione attiva. Si chiede di "non tacere dinanzi alle ingiustizie e ad ogni tipo di illegalita'", di vigilare perche' i riti sacri "non si trasformino in esaltazione di personaggi potenti e boss mafiosi e in mortificazione di poveri ed ultimi", di sostenere le vittime innocenti nella loro "richiesta di giustizia e di verita'" e di "accompagnare il cammino di coloro che intendono pentirsi". E poi di "contrastare ogni forma di corruzione" e denunciare connivenze "anche istituzionali" che agevolano gli affari delle ecomafie. Il testo e' stato redatto al termine di un incontro organizzato da don Ciotti nel monastero di San Magno a Fondi (Latina) e segna le coordinate dell'impegno di Libera attorno al quale i preti in prima linea chiedono il coinvolgimento di tutti i cattolici" (da Repubblica del 9 settembre 2016). Abbiamo chiesto un commento a don Andrea Bigalli, referente per la Toscana di "Libera", rete di associazioni contro la mafia. Don Ciotti con papa Francesco

La cupola segreta

La cupola segreta

Quella smascherata dal pm Giuseppe Lombardo e dai Ros e' la struttura della 'ndrangheta in grado di decidere nomi e volti di chi e' chiamato a governare, in Calabria come a Roma, ma anche di determinare e orientare i grandi flussi economici dei finanziamenti pubblici e acquisire informazioni riservate, provenienti da apparati informativi ed istituzionali, in cui infiltravano i loro uomini. Avevano contatti con Cosa Nostra, Camorra e Sacra Corona Unita e insieme definivano strategie, ma questo - dice il procuratore capo Federico Cafiero de Raho - "sara' oggetto di altra indagine". Un centro di potere, invisibile ai piu', che ha sempre indirizzato la 'ndrangheta militare, per decenni guidata da una componente di cui non ha mai neanche sospettato l'esistenza (da Repubblica del 15 luglio 2016) Abbiamo chiesto un parere su questa ipotesi della cupola segreta - o "super-cupola", che comprenderebbe la mafia siciliana, calabrese e pugliese, con ramificazioni in tutto il mondo -  a Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto. (dal servizio "Guerra dei boss, vince la 'ndrangheta" di Repubblica dell'8 agosto 2016)

Il punto sui beni confiscati alla mafia

Il punto sui beni confiscati alla mafia

I beni confiscati alla mafia sono uno uno strumento formidabile di lotta al crimine organizzato, ma la gestione di questi beni e' stata spesso oggetto di polemiche. Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto, fa il punto della situazione in un'intervista al magistrato Catello Maresca pubblicata sul blog Stopmafia (per la lettura integrale clicca qui). Inoltre Calleri si pone delle domande su quanti remano contro la legalita' all'interno delle istituzioni stesse (ma anche della societa' civile), siano essi politici, magistrati, poliziotti, giornalisti. Sono i cosiddetti "deviati". Si tratta di minoranze, ma di minoranze pericolose, che devono essere assolutamente isolate. In questo numero di "Sfogliando il giornale" Roberto Vacca intervista su questi temi Salvatore Calleri. Il magistrato Catello Maresca

Il fascino perverso della mafia

Il fascino perverso della mafia

Da diversi anni a questa parte si assiste a qualcosa di particolare. Particolare ed al contempo nefasto. Si assiste ad una forma di fascino. Il fascino della mafia. Un fascino che viene fuori in innumerevoli occasioni. In parte e' merito (o colpa) del cinema. Basti pensare alla trilogia del padrino, girata tra l'altro meravigliosamente bene. Oppure alla serie televisiva dei "soprano" o, per rimanere a casa nostra, "il capo dei capi". Parlare delle vicende dei mafiosi e dei boss paga in termini di audience. Un mafioso od un narcos moderno mira ad accrescere la propria popolarita' anche riservandosi di far fare una fiction che ne narri le gesta. Basti pensare al recente arresto del boss messicano "el chapo" tradito dalla voglia di avere una serie a lui dedicata come quella, trasmessa in questo periodo, relativa alle gesta del colombiano Escobar. I moderni mezzi social poi permettono di poter mostrare con relativa facilita', ed aggiungo io vanita', i propri segni criminali conditi da un odio profondo per gli infami sbirri. Su facebook recentemente qualcuno ha addirittura aperto una pagina dedicata al principale boss mediatico mafioso che l'intero mondo non ha: Matteo Messina Denaro. (...) Oggi gli antimafiosi sono out. Basti pensare ai videogiochi dove se cliccate la parola mafia o yakuza ci sono diversi prodotti, tra l'altro validi, che fanno sembrare i malviventi dei fighi da morire. (...) Pero' la verita' va detta. E per gli accoliti dei mafiosi non e' bella. La mafia non ha un fascino vero. La mafia inquina, uccide, spaccia, traffica in organi, armi e persone. Sfrutta le donne ed i bambini. Presta i soldi a strozzo (dal blog di Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto. Per la lettura integrale clicca qui). In questo numero di "Sfogliando il giornale" Roberto Vacca intervista Salvatore Calleri

Casamonica a "Porta a Porta": folklorizzazione della presenza delle organizzazioni criminali mafiose a Roma

Casamonica a "Porta a Porta": folklorizzazione della presenza delle organizzazioni criminali mafiose a Roma

"Uno spettacolo vergognoso e offensivo", "un affronto a chi e' impegnato nella battaglia alle mafie", "un abuso ai danni dell'immagine della capitale". "Servizio pubblico paramafioso". Bufera dopo la puntata di Porta a Porta con ospiti Vera e Vittorino Casamonica, rispettivamente la figlia e il nipote del capofamiglia Vittorio, quel "re di Roma", come lo chiamavano i suoi, i cui funerali-show, sono stati celebrati venti giorni fa nella chiesa di Don Bosco al Tuscolano tra carrozze, cavalli, elicotteri, petali di rosa, Rolls Royce, gigantografie del defunto vestito da Papa e le note del "Padrino" e di "2001 Odissea nello spazio" (da Repubblica del 9 settembre 2015). Da questa vicenda prende le mosse una conversazione sul problema mafia con don Andrea Bigalli, referente di "Libera" per la Toscana. Nel corso di questa trasmissione "Sfogliando il giornale", Roberto Vacca intervista anche il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Franco Roberti

Funerale Casamonica. E' il segno che Roma e' diventata terra di mafia?

Funerale Casamonica. E' il segno che Roma e' diventata terra di mafia?

E' questo l'interrogativo inquietante che sottotraccia spiega la virulenza delle polemiche di questi giorni. Polemiche che in realta' - secondo don Andrea Bigalli, referente per la Toscana di "Libera" - sarebbero piu' opportune se facessero chiaramente riferimento al marcio che sta emergendo dall'inchiesta "Mafia Capitale", un'inchiesta che invece rischia di essere derubricata a semplice corruzione locale. Ma anche la Chiesa, con i suoi parroci in stile Don Abbondio, rigidi con i deboli (vedi Welby) e deboli con i potenti (clan Casamonica), pare in certi momenti incapace di assumere un ruolo davvero profetico. Bastera' la manifestazione del 3 settembre per restituire dignita' a un Paese - e non solo alla sua capitale - sotto certi aspetti allo sbando

Un campeggio diverso contro le mafie

Un campeggio diverso contro le mafie

Nel mese di luglio la gioventu' avventista ha trascorso alcuni giorni presso uno dei beni confiscati alle mafie in provincia di Caserta. Insieme ad “ADRA Italia” e “Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, ragazzi e ragazze tra i 16 e i 21 anni hanno vissuto momenti di servizio, di volontariato, di ascolto di testimonianze di uomini che si battono contro le mafie. Hanno conosciuto luoghi e personaggi che aiutano a riflettere, a confrontarsi e a fare le scelte giuste per “rEstate Liberi!” Vi proponiamo un servizio che comprende un'intervista al pastore avventista Davide Malaguarnera - che ha condiviso con i ragazzi la sua comprensione della dimensione spirituale, sociale e civile dell'impegno cristiano - e a Elisa Gravante, di ADRA-Italia, l'agenzia umanitaria avventista. Inoltre nel corso della trasmissione vi proponiamo le testimonianze di diversi giovani che hanno partecipato al campo di Libera: Fabian, Jacqueline, Massimo, Andrea, Sandra. Vi segnaliamo anche i bei servizi video di Hope Channel su questo campo lavoro

Fatti un campo

Fatti un campo

In questo numero de "L'altroBinario", condotto da Claudio Coppini e Roberto Vacca, ospite nello speciale scompartimento RVS e' Davide Vecchiato, responsabile Legalita' deocratica ARCI. Anche quest'anno, dalla Lombardia alla Sicilia, ripartono i campi e i laboratori antimafia, a partire da Corleone, in Sicilia. Da quando e' partito il progetto, nove anni fa, i campi hanno ospitato migliaia di giovani e giovanissimi, ma anche meno giovani. Situati su terreni confiscati alle mafie, la filosofia che vi sta dietro e' quella di restituire questi beni alla comunita', tornare a renderli produttivi e vivi, animarli con iniziative formative e informative sulla difesa della democrazia, della legalita', della giustizia sociale

“La verità illumina la giustizia” – Bologna 21 marzo 2015

“La verità illumina la giustizia” – Bologna 21 marzo 2015

Si svolge a Bologna, il 21 marzo, la ventesima edizione della “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, promossa dall'associazione Libera e Avviso Pubblico. “La verità illumina la giustizia” è lo slogan scelto per il 2015. I Cento Passi della canzone dei Modena City Ramblers sono diventati per Libera, nella Regione Emilia-Romagna, passi, cioè iniziative di preparazione alla Giornata, organizzate a livello territoriale già a partire dal mese di ottobre 2014. Di che tipo di iniziative si è trattato? Cosa possiamo dire sul radicamento delle mafie in Emilia-Romagna? Ci sono differenze fra il modo di operare delle mafie nel proprio territorio di origine e il tipo di crimini messi in atto dalle stesse mafie, per esempio, a Bologna o nelle altre principali città emiliane e romagnole? Uno dei temi fondamentali, fra quelli più dibattuti attualmente, è il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. Qual è la situazione in Emilia-Romagna su questo? Cosa prevedono i progetti futuri di Libera in questa regione? Mario Calvagno, caporedattore, e Carmen Zammataro, redattrice di RVS Roma, intervistano Daniele Borghi, referente regionale Libera Emilia-Romagna